Lutto nell’atletica italiana
L’atletica italiana è in lutto per la scomparsa di Livio Berruti, avvenuta all’età di 87 anni dopo un periodo di malattia. Berruti è stato un’icona dello sport azzurro, noto per la sua vittoria nella gara dei 200 metri alle Olimpiadi di Roma 1960. La notizia ha raggiunto il presidente della FIDAL, Stefano Mei, a Birmingham, dove si trovava con la squadra italiana in vista dei Campionati Europei.
Mei ha espresso il suo profondo dolore, definendo Berruti «un pezzo della storia più bella e più emozionante dell’atletica italiana». Ha ricordato il legame di amicizia e rispetto reciproco che li univa, nato dalla comune passione per lo sport. La scomparsa di Berruti ha suscitato numerosi messaggi di cordoglio, tra cui quello del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che lo ha descritto come «una figura altamente rappresentativa dello sport italiano».
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Un’eredità olimpica e un modello per generazioni
La vittoria di Berruti a Roma 1960 è un momento storico per l’atletica italiana. Nello Stadio Olimpico, davanti al pubblico di casa, Berruti corse i 200 metri, tagliando il traguardo come campione olimpico. Fu il primo atleta italiano a rompere il tabù della velocità alle Olimpiadi, dimostrando che un ragazzo italiano poteva raggiungere il gradino più alto del podio nello sprint mondiale.
Quel giorno, la sua corsa divenne un ricordo collettivo, ispirando molti bambini e ragazzi a sognare. Berruti è stato un modello per intere generazioni di giovani, rappresentando l’Italia e l’atletica sia dentro che fuori dalla pista. La sua memoria è celebrata anche con una targa sulla Walk of Fame dello sport italiano a Roma, un riconoscimento del CONI alle leggende dello sport azzurro.
Nato a Torino il 19 maggio 1939, Berruti scoprì l’atletica nel 1955 al liceo. Inizialmente interessato al tennis, i suoi risultati nelle gare di velocità lo spinsero a dedicarsi all’atletica. Solo pochi anni dopo, divenne campione olimpico, il primo velocista europeo a trionfare in questa specialità.
La storica vittoria e il suo impatto
Il 3 settembre 1960, allo Stadio Olimpico di Roma, Berruti corse la semifinale in 20.5, eguagliando il primato mondiale, per poi vincere la finale con lo stesso tempo. Superò lo statunitense Lester Carney, che registrò 20.6, e il francese del Senegal Abdou Seye, con 20.7. Fu primatista mondiale della specialità tra il 1960 e il 1963.
Dopo la vittoria, ricevette 800mila lire dal CONI per la medaglia d’oro, 400mila lire per il record mondiale e una «500» in dono dalla Fiat. Durante le stesse Olimpiadi, conobbe Wilma Rudolph, la velocista che superò la poliomielite. La loro storia d’amore, immortalata in una delle foto più celebri dell’evento, contribuì a rendere Berruti ancora più famoso. Rudolph, trionfatrice nei 100, 200 e nella staffetta 4×100, è scomparsa nel 1994 all’età di 54 anni.
Ai Giochi Olimpici di Tokyo, quattro anni dopo, Berruti si classificò quinto nella stessa distanza, rimanendo il primo tra gli europei con un tempo di 20.83, in una gara vinta dall’americano Henry Carr con 20.36. Dopo la sua carriera agonistica, Berruti ha lavorato nel mondo della comunicazione e nel 2006 è stato uno degli otto italiani portatori della bandiera olimpica alla cerimonia di chiusura dei Giochi invernali di Torino, la sua città natale.
Il velocista Marcell Jacobs, oro nei 100 metri e nella 4×100 alle Olimpiadi di Tokyo, ha espresso il suo dolore per la perdita, affermando che la leggerezza di Berruti è un modello per i velocisti e che correrà per lui a Birmingham, dove i Campionati Europei di atletica leggera inizieranno il 10 agosto.
Source: fidal.it




