Milano piange Franco Baresi: il nodulo polmonare e il ricordo della sua prima auto

Milano piange Franco Baresi: il nodulo polmonare e il ricordo della sua prima auto

Il nodulo polmonare e le patologie correlate

La scomparsa di Franco Baresi ha riportato l’attenzione sulla diagnosi del nodulo polmonare. L’ex capitano del Milan e della Nazionale si era sottoposto a un intervento per un nodulo polmonare. La professoressa Giulia Veronesi, primario di Chirurgia Toracica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, ha spiegato che non si muore direttamente di un nodulo polmonare, ma che esso può essere collegato a diverse patologie, a seconda che sia benigno o maligno.

La carriera e la prima automobile

Franco Baresi, scomparso all’età di 66 anni, è stato un pilastro del Milan e della Nazionale, con la quale ha conquistato un secondo posto ai Mondiali 1994, persi contro il Brasile ai rigori. Tra gli aneddoti che emergono, c’è il ricordo della sua prima automobile, una Volkswagen Golf, acquistata quando aveva 19 anni. All’epoca, Baresi aveva già conquistato un posto di rilievo nel Milan.

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Lo stesso Baresi aveva raccontato i dettagli dell’acquisto. Il prezzo della sua prima auto era di 9 milioni di lire. Questo acquisto fu reso possibile anche grazie a un premio di 50 milioni di lire per lo scudetto, ottenuto grazie all’intervento di Gianni Rivera presso il presidente Felice Colombo, poiché il contratto iniziale non prevedeva tale cifra per i giovani giocatori.

La Volkswagen Golf che Baresi acquistò era una prima generazione, disegnata da Giorgetto Giugiaro e lanciata nel 1974. Questo modello si distingueva dal Maggiolino per le sue forme più squadrate e per la meccanica, con il motore montato anteriormente e la trazione anteriore. La gamma dei motori includeva un 1.1 benzina da 50 CV, un equivalente diesel e una variante sportiva GTI da 110 CV con un motore 1.6.

L’euforia iniziale per i successi fu seguita da periodi difficili per il Milan, che retrocesse in Serie B due volte. Nonostante le difficoltà del club, Baresi rimase a Milano e divenne capitano all’età di 22 anni nel 1982. Sotto la presidenza Berlusconi, fu uno dei protagonisti del Milan dei record, vincendo diverse Coppe dei Campioni sotto la guida di Sacchi e poi di Capello. Baresi concluse la sua carriera nel 1997, dopo venti stagioni con il Milan.

Il rito quotidiano e il legame con la comunità

Ogni mattina, Franco Baresi si recava con la moglie al bar Sigarettes&Coffee, situato all’angolo tra viale Monte Rosa e via Previati a Milano. Qui, attendeva la sua colazione, che includeva una brioche integrale e un cappuccino speciale. Il barista, unico milanista nello staff, disegnava sulla schiuma del cappuccino il numero 6 e la scritta “Capitano”, in onore di Baresi.

Massaro, Savicevic, il barista Domenico e Franco Baresi
Massaro, Savicevic, il barista Domenico e Franco Baresi Credit: repubblica.it

I titolari del bar, entrambi di nome Marco e interisti dichiarati, hanno ricordato Franco Baresi come un “gran signore, uomo d’altri tempi”. Hanno raccontato di come scherzassero spesso con lui sul calcio, specialmente dopo i derby, e di come Baresi fosse sempre sorridente e disponibile. Dal 2017, Baresi frequentava assiduamente il locale, sedendosi spesso ai tavolini all’aperto.

Baresi era conosciuto nel quartiere anche per la sua riservatezza e timidezza, ma era sempre disponibile per una foto, un autografo o una chiacchierata con i tifosi. I titolari del bar hanno anche menzionato la sua generosità, ricordando come lui e la moglie Maura aiutassero chi ne aveva bisogno, regalando maglie e materiale del Milan a molte famiglie.

Domenico, il barista milanista, era l’unico autorizzato a preparare il cappuccino a Baresi. Ha ricordato come Baresi fosse contento quando gli portava il cappuccino con il numero 6. Domenico ha anche raccontato di un completino originale del Milan che Baresi gli regalò per la nascita del figlio, con la dedica “A Christian, un abbraccio, Franco”. Lo scorso giugno, Beppe Bergomi ha consegnato a Baresi la fiaccola per la cerimonia di Milano-Cortina proprio nel bar.

Source: gazzetta.it

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