Ceri di Gubbio, il giorno della festa che “non c’è”

Il 15 maggio di ogni anno, dal 1160, si svolge la manifestazione egubina: nel corso del '900 la Festa era stata annullata solo durante le due guerre mondiali

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GUBBIO – L’emergenza coronavirus ha fatto saltare numerosi eventi della tradizione culturale umbra ma, tra tutti, l’annullamento della Festa dei Ceri 2020 è stato un evento epocale. La tradizionale Corsa dei Ceri si corre, tradizionalmente e ininterrottamente il 15 maggio di ogni anno dal 1160: nel corso del ‘900 la Festa era stata annullata solamente durante le due guerre mondiali e non del tutto completamente.

Una Città vestita a festa Nonostante l’annullamento dell’edizione 2020, la città di Gubbio è pronta a vivere le luminarie. Vessilli, stendardi, fiori, pennoni, il Gonfalone a piazza Grande, le mura il cassero e il monte imbandierati ci saranno. “Le luminarie anche quest’anno ci saranno perché i prossimi 15 e 16 maggio devono essere caratterizzati da un corale, solenne e reale omaggio a Sant’Ubaldo! All’imbrunire luminarie su finestre, balconi, terrazzi ecc. la sera del 15 e la sera del 16 diretta espressione del cum cereis et lampadibus…. ricordato da Giordano”. Scrivono in una lettera alla città, il sindaco filippo Mario Stirati, il vescovo della Diocesi monsignor Luciano Paolucci Bedini, l’Università dei Muratori, l’Associazione Maggio Eugubino, la Famiglia dei Santubaldari, la Famiglia dei Ceraioli di San Giorgio e la Famiglia dei Santantoniari.

Assessore Agabiti “I Ceri di Gubbio e la sua Festa, che non si è fermata completamente neanche durante le due Guerre mondiali, fanno parte del patrimonio emotivo e culturale degli eugubini e di tutti gli umbri. Non a caso proprio i Ceri sono il simbolo della Regione Umbria” scrive l’assessore regionale al turismo e alla cultura Paola Agabiti. “Quest’anno – continua l’assessore – in un momento così particolare e difficile, anche la festa si è dovuta adeguare all’esigenza inderogabile della tutela della salute. Una necessità che viene prima di tutto e che sta modificando fortemente le nostre abitudini”.  “Siamo consapevoli che si tratta solo di un momento di passaggio, indispensabile perché si torni, già dal prossimo anno, a rivivere la festa nella sua pienezza – conclude Agabiti. Gli umbri e l’Umbria hanno un grande patrimonio di tradizioni che ne rappresentano la forza necessaria a superare i momenti critici e a rialzarsi. Sono il perno di una cultura vivida e vivace che come Regione vogliamo valorizzare e che convintamente continueremo a sostenere tanto più in questa fase in cui dobbiamo impegnarci con l’obiettivo condiviso di rilanciare l’Umbria”.