La Regione Umbria difende la scelta sull’aborto farmacologico. Il ministro Speranza chiede il parere al Css

Dibattito a livello nazionale dopo la scelta della Giunta Tesei di eliminare la possibilità dell’Ivg tramite day hospital

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PERUGIA – È scoppiata la polemica in tutta Italia dopo la decisione della giunta regionale dell’Umbria di eliminare la possibilità dell’aborto farmacologico tramite day hospital. Ora, le donne che vorranno interrompere la gravidanza dovranno essere ricoverate per almeno tre giorni. “Un provvedimento offensivo” dicono le opposizioni. “Così tuteliamo la donna” la risposta della presidente delle Regione Umbria Donatella Tesei.

La decisione della Giunta dell’Umbria La giunta regionale umbra ha adottato una delibera che cambia le regole per l’interruzione volontaria della gravidanza farmacologica, abrogando il precedente testo del dicembre 2018. Un testo che prevedeva l’organizzazione di un day hospital per le donne che ne facessero richiesta, e dunque una procedura particolarmente rapida. Da ora invece, servirà un ricovero in ospedale di almeno tre giorni. Già la tanto dibattuta legge 194 (quella che ha depenalizzato e disciplinato le modalità di accesso all’aborto), prevedeva spazio di manovra per le singole regioni. Da qui la norma adottata dalla giunta Marini, che introduceva la possibilità di abortire grazie alla pillola Ru486 entro la settima settimana di gravidanza, grazie ad una prestazione in day hospital o anche solo tramite assistenza domiciliare. Delibera appena cancellata.

La spiegazione della Regione “La scelta di aderire alla legge nazionale in merito all’interruzione di gravidanza volontaria non va nella direzione ideologica o conservatrice, ma è spinta da un intento di tutela della salute della donna”: così la presidente della Regione Umbria Donatella Tesei. “Non si vuole rendere più difficile e ad ostacoli la pratica in questione – ha aggiunto -, ma la si vuole invece rendere più sicura, nel rispetto e nella tutela dei diritti acquisiti e delle scelte personali, che non sono in discussione”.

La nota del Pd umbro Attraverso una nota anche il commissario del Partito democratico in Umbria parla di una decisione “grave” da parte della Regione. “La decisione della Regione Umbria di impedire l’uso di Ru486 senza ricovero ospedaliero – scrive Verini – è molto grave e rappresenta una cambiale che la Presidente Tesei paga alle forze più oscurantiste che l’hanno sostenuta e la sostengono”. Altro che tutela della salute, sottolinea il commissario che spiega “la verità è che sono forze che non si rassegnano all’idea di una società nella quale le donne possano scegliere. Forze che contrastano chi si batte per una società non più patriarcale e maschilista ma fondata sulla parità di genere. Che non si rassegnano, per esempio, all’affermazione delle Unioni civili e che in queste ore si battono anche contro una legge civile che contrasti l’omotransfobia”. Il Pd ha presentato una interrogazione parlamentare al Ministro Speranza, conclude Verini “perché si garantiscano i diritti delle donne, anche davanti a scelte difficili e dolorose. Ma il cammino dei diritti e della civiltà non può essere interrotto da una destra che alza barriere anacronistiche e che vorrebbe imporre a tutti i suoi modelli di vita ”.

Chiesto nuovo parere al Css Intanto attraverso una nota, il Ministro della Salute Roberto Speranza informa di aver formalmente richiesto un parere al Consiglio Superiore di Sanità, alla luce delle più recenti evidenze scientifiche, in merito alla interruzione volontaria di gravidanza con il metodo farmacologico. L’ultimo parere in materia era stato espresso dal CSS nel 2010.

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